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La questione della continuità educativa costituisce
oggi uno dei nodi rilevanti nella scuola di base ed è ovviamente legata
all’attuale riordino dei cicli.
Già da alcuni anni si parla però di continuità ed è
stata assunta come una meta da perseguire sia dai Programmi della scuola
media del 1979, sia da quelli della scuola elementare del 1985, sia dai
più recenti Orientamenti per la scuola materna del 1991.
Nonostante ciò, le iniziative volte a mettere in
pratica la continuità educativa si sono rivelate spesso piuttosto deboli
e poco incisive ,a parte alcune sperimentazioni svolte negli anni passati
anche nella nostra realtà ,realizzate solamente per la buona volontà di
alcuni docenti e del dirigente.
Le tre scuole di base infatti sono ancora piuttosto
"scollegate"e questo si riflette nelle difficoltà di
adattamento al momento del passaggio, in casi di dispersione scolastica e
nella frammentazione delle esperienze vissute.
Se gli argomenti a sostegno della continuità educativa
sono ampiamente noti e condivisi, resta da chiedersi quali elementi di
diversità debbano essere mantenuti. Se è vero infatti, che i tempi
individuali di maturazione degli alunni e la gradualità dei processi di
istruzione si prestano male a passaggi traumatici da un segmento all’altro
di scolarizzazione, è pur vero che continuità non deve equivalere però
ad omologazione.
L’attenzione alle teorie stadiali dello sviluppo
psichico individua dunque, in un contesto di continuità educativa, la
specificità che ogni segmento di scuola deve conservare, al fine di
adeguare i contenuti dell’insegnamento alle strutture cognitive e agli
stili di apprendimento degli alunni della corrispondente fascia d’età.
Anche l’ambiente scolastico deve essere strutturato a
misura degli alunni, i quali in esso svolgono la loro attività, in modo
da favorire i processi di apprendimento secondo le modalità in cui i
soggetti di una determinata fascia di età sono in grado di recepire.
Questo dovrebbe essere oggetto di riflessione non soltanto per i docenti,
ma anche per chi progetta nuovi edifici o ne ristruttura di vecchi, ormai
poco idonei ad esempio alla socializzazione, allo sviluppo psicomotorio
ecc. (problemi che si presentano più che altro nell’edificio scolastico
della scuola elementare di Arcevia).
Nel nostro Istituto Comprensivo si è sentita la
necessità di costituire una commissione dove si potesse lavorare per far
diventare reale ciò che da tutti è accettato ,ma spesso solamente sul
piano teorico.
In sede di commissione sono emerse varie problematiche:
alcuni insegnanti elementari chiedono che i bambini giungano con una
maggiore "scolarità" e più specificatamente con un maggiore
autocontrollo, maggiore capacità di attenzione, buon orientamento sullo
spazio - foglio, migliore manualità :abilità che dovrebbero avere la
priorità sulle attività svolte al computer.
Le insegnanti della scuola materna assicurano che , nel
loro ordine di scuola, le regole cominciano ad essere accettate a seconda
delle fascia di età ,anche la capacità di attenzione è un obiettivo a
cui si da’ molta importanza, obiettivo legato alla motivazione, alla
possibilità di intervenire, alla gratificazione, al tipo di esperienza e
di relazioni che caratterizzano i momenti didattici e il gruppo. Altro
punto su cui riflettere è l’orientamento spazio – foglio : fin dai
tre anni tutte le esperienze vengono rielaborate graficamente, in maniera
plastico - pittorica, da ognuno , e tutto va organizzato per la
costruzione di pannelli o per inserire i lavori fatti manualmente e con
diverse tecniche da ognuno nel computer, davanti al quale si ricorda ,si
discute, si amplia l’esperienza , acquisendo in modo interessante anche
prime capacità metacognitive.
Sulla manualità è emersa un’altra riflessione: i
bambini conoscono manipolando, ma i processi cognitivi si attivano
mediante interconnessione tra azione, scoperta, discussione, interazione
adulto-bambino e bambini – bambini, che conduce alla modifica nel
proprio modo di darsi risposte e che anche la sfera intellettiva riguarda
moltissimo la scuola materna, mentre il bisogno di operare concretamente
non si interrompe all’arrivo nella scuola elementare, dove la manualità
va ancora incrementata e per qualcuno ulteriormente migliorata.
Alla fine di questo proficuo dibattito, per superare le
reciproche incomprensioni, gli insegnanti della scuola materna e della
scuola elementare hanno così stilato una specie di "patto" per
la continuità e per conferire alla scuola un unico impianto pedagogico,
culturale ed organizzativo, in modo da garantire un più forte ed efficace
coordinamento tra i diversi ordini di scuola.
IL "PATTO"
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Promuovere l’adeguata conoscenza da parte
dei docenti appartenenti ai due ordini di scuola dei percorsi formativi
del bambino.
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Favorire la comunicazione di dati e di
informazioni sul bambino.
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Individuare percorsi curriculari tra i due
ordini di scuola.
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Favorire la compartecipazione ad attività
didattiche tra i docenti degli "anni ponte".
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Organizzare incontri tra i docenti per
promuovere ipotesi di raccordo curricolare con il conseguente
coordinamento delle risorse esistenti.
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Individuare eventuali criteri documentativi e
valutativi all’interno del progetto di continuità didattico -
curriculare fra i due corpi docenti.
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Rivedere criticamente le modalità di lavoro
(progettazione di spazi, tempi, materiali, metodi e contenuti) prodotte
dalle insegnanti dei due ordini di scuola.
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Realizzare progetti in comune.
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Scambio delle programmazioni tra i docenti
degli "anni ponte".
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