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Finalità
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reale e fattiva "individualizzazione"
dei percorsi di apprendimento, con attenzione estrema ai casi di
disagio scolastico e di difficoltà d’apprendimento e a quelli
di alunni particolarmente dotati, le cui potenzialità dovranno
essere espresse compiutamente; ampio spazio ad attività di recupero,
sostegno, consolidamento, potenziamento, integrazione, valorizzazione
delle differenze, orientamento (attività finora organizzate in modo
sempre eccessivamente frammentario e dispersivo)
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passaggio dal modello
educativo tradizionale di tipo "istruzionista" a quello innovativo "costruttivista"
delle conoscenze, che vengono organizzate in seguito allo sviluppo della
ricerca educativa
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promozione della
cultura "laboratoriale" e dell’apprendimento "collaborativo"
Aspetti organizzativi
Articolazione flessibile
del gruppo classe: "fusione" delle
classi e loro suddivisione in gruppi omogenei per attività di
sostegno, recupero, consolidamento, potenziamento e arricchimento
dell’offerta formativa.
La necessità di rendere i
gruppi di studio omogenei risponde all’imprescindibile imperativo di
personalizzare i percorsi di insegnamento/apprendimento. Se infatti la
consolidata e tradizionale suddivisione degli alunni per classi
equieterogenee risponde a un sicuro principio pedagogico ed è condizione
per il raggiungimento degli obiettivi socio-affettivi, essa costringe
spesso a una didattica basata sul livello medio degli alunni, sacrificando
i migliori e non consentendo a chi ha più difficoltà di seguire un
percorso adatto ai suoi livelli di partenza.
Il raggruppamento degli
allievi, appartenenti a classi diverse, per livelli omogenei, con proposta
di percorsi didattici diversi, che non escludano accelerazioni e
retrocessioni, è condizione fondamentale per non rendere dispersivi gli
interventi di sostegno e recupero, che fino ad oggi si sono sempre
sovrapposti alle ordinarie attività, interferendo con esse, e per
consentire realmente le attività di potenziamento e arricchimento
dell'offerta formativa.
L'intervento può essere
realizzato con due modalità diverse:
1) gli insegnanti delle
classi coinvolte intervengono sugli alunni in condizione di svantaggio,
pianificando interventi di recupero; un ulteriore insegnante
propone percorsi didattici di potenziamento e arricchimento dell’offerta
formativa nel gruppo dei ragazzi più dotati provenienti dalle classi
"aperte";
2) in alternativa, nel caso
in cui i fondi a disposizione del progetto risultassero insufficienti, si
propone l'apertura delle classi con l'intervento dei soli insegnanti
curricolari e formazione di gruppi, internamente omogenei, dinamici e
interagenti tra loro, in numero analogo a quello delle classi interessate.
Gli insegnanti dovranno
necessariamente cooperare, nel confronto continuo e nel sistematico
lavoro d’équipe. L’introduzione della cultura laboratoriale, nel
superamento degli ermetici gruppi classe e nell’applicazione dei metodi
dell’insegnamento collaborativo, risulta di assoluta valenza
educativa: molte ricerche ed esperienze hanno dimostrato che
"l'apprendimento migliora nettamente in situazioni cooperative rispetto a
situazioni competitive o di tipo individualistico" e che "lo sforzo
cooperativo si traduce in una più frequente utilizzazione di strategie di
ragionamenti di alto livello" (Johnson D.V. Johnson R.T. 1990). Il
mutamento del ruolo dell’insegnante in una classe che pratichi attività di
ricerca, attività laboratoriali o l’insegnamento collaborativo è radicale:
nel gruppo-classe "tradizionale" egli assume il ruolo di regista che
coordina, stimola le attività e valuta i processi di apprendimento. Nel
gruppo-classe "laboratorio" e "collaborativo" la leadership si sposta
dall'insegnante agli studenti, che hanno la possibilità di confrontarsi
anche con altri "esperti" oltre al loro insegnante.
L'attività può essere
introdotta a livelli diversi di pervasività: dalla sperimentazione
in numero limitato di classi fino alla destrutturazione completa
dell'intero apparato organizzativo attuale.
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