La denutrizione favorisce il diffondersi di epidemie
Anche chi non moriva di fame era comunque denutrito; il suo organismo si indeboliva ed era quindi più soggetto alle malattie che facilmente lo potevano condurre alla morte.
Questo può spiegare l’eccezionale gravità dell’epidemia di
peste che
colpì Arcevia e tutta l’Europa nel 1348- 50.
A seconda dei luoghi dal 30 al 50% della popolazione europea scomparve.
Città e villaggi si spopolarono, le case si
svuotarono; fu una catastrofe.
Poche regioni vennero risparmiate dal flagello ( o colpite meno duramente) tra queste l’Olanda, dove non a caso la pesca e l’allevamento del bestiame, erano fiorenti e perciò gli abitanti avevano un’alimentazione più abbondante.

Carestie ed epidemie fanno diminuire la popolazione
Il bacillo della peste ( che viene trasmesso dalle pulci e dai topi) si impiantò così in Europa e ci rimase per 3 secoli.
La malnutrizione e le pessime condizioni igieniche favorirono la frequente esplosione di epidemie.
In Italia, ad esempio, oltre che nel 1348- 50 ci furono grandi epidemie di peste nel 1360- 63, nel 1371-74, nel 1381-84, nel 1388-90 e nel 1398- 1440.
Quindi nell’arco di quarantun anni, dal 1360 al 1400, gli anni di epidemie furono ben diciotto.
La popolazione europea che nel 1300 era di circa 73 milioni, nel 1400 era calata a 45 milioni e il livello del 1300 venne nuovamente raggiunto solo verso il 1550.
(Testo
consultato:Arcevia,itinerario nella storia e nell'arte
di Paolo Santini)